sabato 20 febbraio 2010

Edvard Grieg. Due frammenti dalla Suite in stile antico "Aus Holberg Zeit"

Coppie a braccetto, passeggini, risa sguaiate. Rumori da domenica in centro nel deambulare annoiato che si specchia in una vetrina dopo l'altra. Daltonica nel fiume variopinto e disordinato più non distinguevo le rive e perdevo l'orientamento nelle mie strade conosciute a memoria. Ho inciampato in una città senza quasi accorgermene, calpestando cartacce, sbattendo contro gomiti e gambe. Nello striscio di luce tra un palazzo e l'altro, decidevo di non sentire più nulla, se non Grieg. E come per dispetto, per consolarmi, o forse farmi male, pensavo al più lieve degli sfioramenti. L'ho chiamato sfioramento nella domenica solitaria. Assoluto di dolcezza impossibile. Ma la musica aiuta. Sempre. Sarabanda



Imparo una tristezza dignitosa, da accettarsi con lo sguardo fermo, che non si abbassa. Le regioni buie dell'anima vanno accontentate e io dedico loro questa colonna sonora. Sarà, il mio, il solito dolore, la trita solitudine fin troppo lacrimosa. Ma in fondo non è di questa sofferenza definita e semplice che abbiamo bisogno? Sofferenza di cui sia facile scrivere e narrare, per breve illusione di sollievo. Aria

SP - giugno 2009

sabato 13 febbraio 2010

Gabriel Fauré, Barcarolle n. 1 op. 26


Quando l'incedere sembra perdere il ritmo, essere quello di storpio, quando con un tonfo sordo si è infine caduti e, smarrita ogni stella, non c'è orientamento nemmeno al dolore, quando perdersi nella dissolvenza di sé sul ciglio di strade di vento pare l'unico possibile destino e il ribellarsi banalità, ecco, dopo una notte impastata di silenzio, di nero e di vuoto, l'orecchio dal nulla torna a sentire in distanza le note, e il sangue a pulsare flebile nelle vene dei polsi chiari. Ancora il suono giunge a consolare discreto, come carezza di madre.





Le mani del pianista, Albert Ferber, invitano a rialzarmi, e restituiscono il tempo al mio passo, leggerezza al cuore pesante. Sembrano prendermi l'ovale del viso, carezzarlo, sfiorare le dita i miei polsi. E forse dolcemente, come nei ricordi. Ed è questa musica, tenue e perfetta, luce d'alba di timidi pastelli, che mi convince a riprendere la strada, anche se sconosciuta rimane sempre la meta.





SP - luglio 2009


lunedì 8 febbraio 2010

domenica 7 febbraio 2010

Qualche riga per "Declinazione d'affetti"








POESIA, Crocetti editore - febbraio 2010

venerdì 29 gennaio 2010

giovedì 28 gennaio 2010

Neve dal sesto piano - Policlinico

Oggi è nevicato. Dalla finestra del sesto piano stanza numero otto osservavo la Basilica del Santo immersa nel pulviscolo impazzito che stordiva ogni contorno. Guglie smussate per fede scivolosa. Dai letti si vedeva solo un insolito, esagerato biancore. Fastidio agli occhi per chi cercava tregua nell'apnea scura del sonno. Dopo un'ora ho salutato. Ho sceso le scale di corsa, per uscire nella tormenta senza ombrello né cappuccio. Strappo alla flebo che bagna le palpebre. Ogni passo era sfida già persa al fango sull'asfalto: carta carbone di angosce. Da rileggere ancora. E ancora.


SP 26 gennaio 2010